TEATRO

Il teatro è stata la casa di Carlo Croccolo per oltre sessant’anni.
Tutto cominciò a Napoli, nei suoi anni universitari, tra spettacoli goliardici messi in scena con i compagni di corso. Ma era già chiaro allora che non si trattava di un semplice passatempo: il palcoscenico sarebbe diventato il suo destino.
Il primo grande salto lo fece con “Anfiparnaso”, spettacolo di grande raffinatezza formale, per la regia di… (nome da inserire), che segnò l’inizio di un percorso lungo e intenso, ricco di collaborazioni con compagnie teatrali di ogni genere e respiro.
Negli anni Ottanta, Croccolo compì un atto d’amore concreto per il teatro: rilevò il Teatro Colosseo di Roma, lo ribattezzò Teatro Anacroccolo e lo trasformò in uno spazio vivo, personale, aperto alla sperimentazione.
Per oltre un decennio fu attore, regista, direttore artistico, mettendo in scena commedie e classici, con una particolare passione per Molière e Čechov, autori a lui affini per ironia, profondità e umanità.
Fu chiamato da Giorgio Strehler per interpretare Gennaro Fucecchia ne “La grande magia” di Eduardo De Filippo, in un’edizione memorabile. Quello spettacolo — oltre due anni di repliche in Italia e in Europa — consacrò Croccolo come attore capace di misurarsi con i vertici assoluti del teatro moderno.
Poi arrivarono Garinei e Giovannini, che lo vollero in due loro titoli simbolo: “Rinaldo in campo” e “Aggiungi un posto a tavola”, dimostrando ancora una volta la sua versatilità tra prosa, commedia e musical.
Con Maurizio Scaparro portò in scena un intenso “Liolà” di Pirandello, e nel tempo affrontò testi di Woody Allen, Plauto, Molière, Scarpetta, Viviani, misurandosi con mondi e linguaggi diversi, ma sempre con la stessa dedizione, lo stesso amore artigianale per il mestiere.
Negli ultimi anni scelse spettacoli più intimi, essenziali, ma mai privi di profondità. Anche nei ruoli più piccoli, Carlo Croccolo restava un gigante, capace di portare in scena tutta la sua grandezza artistica.












































